LE ALTRE LEI





“Le altre lei” è il progetto artistico che, dal 2018 a oggi, accompagna la ricerca di Remigio Fabris sul disturbo dissociativo dell’identità (DDI). Un lavoro che intreccia fotografia e pittura acrilica per restituire visivamente la complessità della mente umana e le sue identità multiple. Il progetto è curato da Altamira APS, che ne segue e ne promuove la prima, la terza e la quarta edizione. Le diverse serie che compongono “Le altre lei” si distinguono per formato e approccio, ma condividono un’unica, forte direzione poetica: raccontare il corpo come dimora fragile e mutevole di molteplici presenze interiori.
L’ispirazione nasce dalla storia di Billy Milligan, noto per essere stato diagnosticato con 24 personalità distinte. Fabris riprende questo elemento nella prima e nella terza variante, presentando 24 volti della stessa persona, ognuno portatore di una sfumatura identitaria diversa. Attraverso stratificazioni pittoriche, deformazioni, cancellature e ricostruzioni, l’artista traduce in immagine il senso di frattura, angoscia, trasformazione e adattamento che il DDI può comportare.
Nelle edizioni curate da Altamira APS, emerge con particolare intensità la volontà di Fabris di trasformare l’esperienza interiore in un dialogo aperto con chi osserva. Le opere diventano così non solo rappresentazioni, ma tentativi di dare voce a ciò che spesso rimane invisibile: le identità che convivono, l’instabilità emotiva, la ricerca di un equilibrio possibile.
Le altre lei è un’indagine profonda sulla natura dell’identità, sulla memoria e sulla possibilità di essere, simultaneamente, uno e molti. Un progetto che Altamira APS sostiene e valorizza per il suo potere di avvicinare lo spettatore a una dimensione psicologica autentica e complessa, invitandolo a guardare oltre la superficie.
Il percorso artistico di Remigio Fabris prende avvio nel 1997, quando da autodidatta si avvicina alla pittura e alla scultura, esplorando fin da subito i linguaggi espressivi capaci di dare forma al mondo interiore. Dal 2008 la sua ricerca si concentra su immagini fotografiche e video spesso intensi, talvolta duri, che diventano il punto di partenza per un’indagine sulle zone d’ombra dell’esistenza. Attraverso l’uso rigoroso del bianco e nero, Fabris sviluppa un realismo simbolico che mette in scena paure, fragilità e tensioni nascoste. Le sue opere si configurano come superfici emotive, in cui la rappresentazione non è mai mera riproduzione, ma rivelazione. Il 2017 segna una svolta significativa: l’artista abbandona la purezza monocromatica e inizia a intervenire direttamente sulla fotografia. L’immagine fotografica non è più un semplice riferimento, ma diventa materia viva da incidere, graffiare, cancellare e ricostruire. Nascono così nuove dimensioni visive, attraversate da fenditure, lacerazioni e campiture oscure che, pur radicate in un’estetica noir, aprono a una forma di seduzione inquieta e magnetica. La ricerca di Remigio Fabris continua ad evolvere, mantenendo al centro l’indagine dell’inconscio, delle sue ombre e dei suoi varchi: un viaggio visivo che trasforma il buio in luogo di rivelazione.