“Non sei una gabbia, ma storia vissuta,
non sei condanna, ma traccia sospesa
di una bellezza che io rifiuto,
eppure mi abita.”
Tratto da “Ode alla mia psoriasi” di Rebecca Picconi
Riaffioro, di Marianna Petrucci e di Rebecca Picconi a cura di Altamira Aps, indaga il corpo come spazio narrativo autonomo, capace di raccontare se stesso con voce propria, anche al di là della nostra volontà. La pelle diventa mappa viva dell’esperienza umana, archivio di segni, traumi e trasformazioni che parlano di fragilità, resistenza e rinascita. Attraverso la macchina fotografica di Marianna Petrucci e il corpo di Rebecca Picconi nasce una narrazione vera, libera, capace di creare uno spazio dove l’essere umano si riconosce per ciò che realmente è.
In una società che tende a imporre uniformità e perfezione, il corpo reale, con le sue imperfezioni, le sue tracce, le sue ferite, rischia di essere escluso dal tessuto sociale, come fosse un errore da nascondere. Riaffioro ribalta questo sguardo: ciò che appare difetto diventa testimonianza di verità, materia viva di un’identità che non chiede approvazione, perchè l’unica entità che può concederla siamo noi stessi per noi stessi.
Attraverso la fotografia, Marianna Petrucci restituisce dignità e spazio alla pelle come archivio mutevole della nostra storia, trasformando il disagio in possibilità di guarigione.
Non un elogio dell’imperfezione, ma un invito all’autenticità: riconoscere, accettare, riaffiorare.
Marianna Petrucci proviene da un percorso formativo di matrice umanistica in Film Studies & Digital Art ed è specializzata in Filmmaking. Affina le sue competenze a Chicago partecipando a workshop internazionali e corsi di specializzazione alla Northwestern University. Lavorando nel reparto fotografico del cinema e del documentario scopre la sinergia tra immagine, suono e gesto, per lei rivelatrice. A questo connubio di elementi si aggiunge anche la scrittura, che accompagna e completa il suo lavoro visivo, creando e alimentando il dialogo tra ciò che si vede e ciò che viene percepito. Le sue fotografie nascono da uno sguardo attento al quotidiano e da una sensibilità profondamente antropologica: posture, dettagli, oggetti e gesti diventano tracce per raccontare l’essere umano nelle sue forme più autentiche. Questa narrazione non è mai esplicita ma vuole aprire spazi di interpretazione: l’imprevisto diventa linguaggio, mentre frammenti e percezioni diventano i protagonisti di una ricerca fotografica aperta e fluida, il cui scopo non è dare risposte, ma creare connessioni.
Rebecca Picconi è una habitat designer e grafica con una mente curiosa e risoluta, guidata da empatia e spirito di ricerca. La sua formazione unisce tecnica e introspezione, nate da un percorso personale di resilienza. Un periodo di fragilità si trasforma in rinascita grazie al sostegno delle persone care e alla scelta di ricominciare a Torino, dove completa gli studi e definisce la propria visione artistica. La capacità di convertire la vulnerabilità in forza diventa il cuore della sua pratica: attraverso progetti che intrecciano design e racconto visivo, Rebecca esplora temi di accettazione e condivisione, ispirandosi anche alla propria esperienza con la psoriasi. Il suo lavoro dà voce a ciò che spesso resta silenzioso, creando spazi accoglienti per chi cerca un luogo sicuro. Membro attivo di un collettivo interdipendente, sogna di fondare una casa famiglia e di usare l’arte come strumento di impatto sociale e connessione autentica, ispirando fiducia e generosità reciproca.