

La ricerca artistica di Nur Villanacci nasce da un interesse per il rapporto tra sguardo e percezione, e per il modo in cui interpretiamo ciò che ci circonda. La fotografia diventa uno strumento per avvicinarsi alle sensazioni, intese come una forma primaria di conoscenza e come punto di contatto tra individuo e mondo. Le sue immagini non cercano soltanto di rappresentare ciò che appare, ma di interrogare ciò che si trova al confine tra visibile e invisibile, tra esperienza e percezione.
Al centro della sua ricerca emerge una riflessione sulla relazione con l’altro, sulla distanza e sulla possibilità di attraversarla. In My Heart Frames a Window, la doppia esposizione diventa metafora di un incontro nel quale i confini tra sé e l’altro si fanno più fragili, creando uno spazio intermedio tra corpi, sguardi e silenzi. In Tracce di Quotidianità Immensa, invece, la fotografia si fa esercizio di presenza e di attenzione verso ciò che ci circonda, cercando una forma di appartenenza attraverso i gesti e gli spazi ordinari.
La sua pratica si apre anche alla dimensione del corpo, della vulnerabilità e del rapporto con lo spazio. Dalla materia organica trasformata in un immaginario cosmico di Notes From an Imaginary Cosmos alla riflessione sulla caducità di Di noi, i più effimeri, l’immagine diventa un luogo nel quale la realtà può essere spostata, dilatata e osservata da una prospettiva diversa. Fotografia e video convivono così come linguaggi capaci di tradurre esperienze intime in situazioni percettive, lasciando allo spettatore uno spazio in cui sostare, riconoscersi o perdersi.



Nur Villanacci nasce a Bagno a Ripoli nel 2003 e vive a Roma, dove si trasferisce a quattordici anni. Sta completando il triennio di Fotografia e Video presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua ricerca si sviluppa tra fotografia e video, attraverso una pratica attenta alla percezione, alle sensazioni e alle forme di relazione tra individuo, corpo e ambiente.
Nelle sue immagini esplora la solitudine e l’incomunicabilità, ma anche il desiderio di incontro e quel momento fragile in cui la distanza tra sé e l’altro può trasformarsi in prossimità. Il suo lavoro costruisce atmosfere sospese, nelle quali ciò che è reale e ciò che è percepito finiscono per sovrapporsi, lasciando emergere una dimensione intima e ambigua.
Attraverso immagini fotografiche, video e testi poetici, Villanacci sviluppa una ricerca in cui l’opera diventa uno spazio percettivo più che una semplice rappresentazione. I suoi lavori invitano lo spettatore a rallentare lo sguardo e a confrontarsi con ciò che accade nella relazione tra presenza, memoria, corpo e spazio.
in altri miei progetti, mi interessa l’ambiguità dell’immagine, lasciando allo spettatore la libertà della propria interpretazione.