CUSTODIRE L'EFFIMERO



Una matrice fotografica viene “risignificata” attraverso la materia e il tempo. È da questo gesto che prende avvio Custodire l’effimero, il progetto di Camilla Riscassi a cura di Altamira Aps che indaga il rapporto tra memoria, archivio e identità, trasformando immagini e tracce del passato in presenze nuove, instabili, aperte a continue possibilità di lettura.
Fotografie familiari, immagini trovate e frammenti di esistenze vengono sottratti alla loro funzione originaria di testimonianza. Attraverso la stratificazione, la sovrapposizione e la trasformazione dell’immagine, il ricordo perde progressivamente la propria definizione e diventa uno spazio in cui il passato può essere nuovamente interrogato, trasformato e riscritto.
Il passaggio dalla fotografia al tessile assume in questo processo un ruolo centrale. La matrice fotografica non viene semplicemente riprodotta, ma trasferita in una materia capace di accogliere, deformare e consumare l’immagine. La trama diventa così parte del processo di memoria: trattiene ciò che tende a scomparire, ma nello stesso tempo ne rende visibile la perdita. Il tessile non è quindi un supporto neutro, ma uno spazio nel quale l’immagine può trasformarsi e il tempo può lasciare la propria traccia. In questo continuo passaggio tra conservazione e dissoluzione, l’archivio smette di essere un luogo nel quale il passato viene semplicemente custodito. Diventa un dispositivo che produce nuove immagini e nuove possibilità di significato. Ciò che viene recuperato non torna mai identico a ciò che era: ogni frammento porta con sé la propria trasformazione, la propria perdita, la possibilità di essere nuovamente letto.
Custodire l’effimero non cerca quindi di salvare il passato dalla scomparsa, ma di abitare quella zona fragile in cui memoria e oblio si incontrano. Le immagini non garantiscono una continuità, ma testimoniano la nostra inevitabile trasformazione: ciò che resta non è una memoria intatta, ma una traccia parziale, mutevole, continuamente riscritta.
Camilla Riscassi è un’artista multimediale la cui ricerca nasce dall’interesse per la memoria e per l’identità come processi aperti e in continua trasformazione. Fotografie, immagini d’archivio, oggetti e tracce del passato diventano nelle sue opere materiali da attraversare, manipolare e riscrivere. La sua pratica si muove tra fotografia, pittura, tessile e scultura, costruendo immagini nelle quali il ricordo perde la propria dimensione documentaria per diventare materia, stratificazione e possibilità. Il suo lavoro interroga così ciò che rimane delle immagini quando smettono di raccontare semplicemente ciò che è stato. Formatasi alla NABA di Milano e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha esposto in Italia in diverse mostre e istituzioni, tra cui la GAM di Torino e Artissima. Tra i riconoscimenti più recenti figurano il Premio Francesco Fabbri, il Premio Nocivelli e il Premio Luigi Candiani, dove nel 2025 ha ottenuto un premio residenza.

